Il valore dell'handmade



Quanto vale il fatto a mano?
Quanto devono costare gli articoli handmade?
Come si calcolano i prezzi?

Queste sono fra le domande più frequenti che una creativa si fa quando decide di vendere i suoi prodotti fatti a mano.
Ed ora, se vuoi, ti rispondo!


L’argomento prezzi è davvero spinoso, ampissimo e pieno zeppo di sfaccettature, ma ci sono ovviamente delle linee guida di base a cui bisogna attenersi per dare il giusto valore (e il giusto prezzo) a un oggetto handmade.
Spesso sento dire “La gente non dà valore all’handmade!”, “Non capiscono tutto il lavoro che c’è dietro!”, “Dicono che tutto costa troppo, anche se di fatto sto recuperando poco più del costo del materiale che ho usato!”, “Se faccio pagare il giusto, nessuno compera!”.

Mi piacerebbe semplificare la questione rispondendo con un:

“Non tutte le tasche sono fatte per comperare handmade!”

ma so che farei un errore con una considerazione troppo schietta e banale, e forse anche un po’ ingiusta, perché in fondo la “colpa” non è mai sempre e solo del cliente… così come non è affatto vero che il cliente ha sempre ragione.


Senza parlare (per il momento) dei clienti, devi essere tu la prima a dare valore al tuo lavoro creativo e a ciò che fai.
E devi essere tu a farlo poi trasparire così che arrivi ai tuoi clienti nel modo giusto. A quel punto le tue argomentazioni e le tue richieste saranno molto ragionevoli e sapranno sostenere il prezzo dei tuoi oggetti, e al massimo potrai dire “Non era il cliente giusto per me!”.

Se tu non ti valorizzi e non valorizzi quello che offri,
di certo non potrai aspettarti che lo facciano i tuoi possibili clienti!


Le argomentazioni del tipo “Ma io mi diverto a fare quello che faccio!” valgono solo fino a che tieni i tuoi bellissimi manufatti a decorare la tua stessa casa o, al massimo, quella delle persone a cui regali il frutto della tua creatività per Natale e compleanno.
Quando vuoi vendere, il “tanto mi diverto” non può esistere: converrà cambiare il tuo atteggiamento, se vuoi ricavare qualche soldo.
Sì, anche se vuoi solamente autofinanziare il tuo hobby divertentissimo, perché in quel momento il tuo hobby non è più un hobby, ma un qualcosa per cui vuoi ricavare del denaro.
Fare qualcosa per denaro è lavoro.  


Parto però da una distinzione fra “valore” e “prezzo”, perché forse è qui, in questa differenza di parole e significati, che si gioca davvero tutto.
Il prezzo è qualcosa di oggettivo. Sì, ok… è stabilito da qualcuno (ossia tu!), ma il prezzo è una quantità di denaro attribuito ad un oggetto o un servizio. Fin qui possiamo essere tutti d’accordo, no?
Il valore però è un’altra cosa: il valore è immateriale, si rifà anche all’area dei sentimenti, dei bisogni, delle sensazioni.
A prescindere dal suo costo, un oggetto può comunque avere per me un gran valore, perché ad esempio mi è utile o indispensabile, oppure perché mi piace tremendamente e mi dà gioia e benessere, oppure ancora perché mi dà sensazioni positive facendomi sprofondare in ricordi languidi e per me preziosi.

Il prezzo quindi si deve basare su parametri oggettivi, misurabili e quantificabili, ma può anche avere una componente non oggettivamente calcolabile che fa -appunto- riferimento al valore.
Questa parte di “valore” è un in-più rispetto a ciò che è fisso, e può anche non essere considerata nel fare un prezzo.
Non può però essere l’opposto: un prezzo non può non tenere conto della parte oggettiva del lavoro che l’oggetto in vendita racchiude né -tantomeno- di tutti quei costi necessari sostenuti anticipatamente per realizzare il prodotto handmade.
Quella fetta di costo è già stata spesa prima ancora che l’oggetto venga venduto. Non bisogna quindi assolutamente toglierla mai!


Dopo questa premessa, resta ancora aperta la nostra domanda principale:

Come si calcolano i prezzi dei prodotti handmade?

Te lo spiego nel video qui sotto, ma se vuoi approfondire, continua anche a leggere il mio articolo.



Per calcolare i prezzi dei tuoi articoli handmade di sicuro dovrai tenere conto di questi parametri fondamentali:

1. Contare il materiale
Bisogna innanzitutto conteggiare il materiale necessario ed il suo costo effettivo.
Nel costo del materiale bisognerà tenere conto degli eventuali scarti di lavorazione irrecuperabili, così come degli eventuali pezzi fallati. Ti è mai capitato di trovare una perla con il foro non perfetto e quindi non utilizzabile? In quel caso dovrai contare che la tua confezione iniziale non è, ad esempio, di 10 perle ma di 9.

2. Contare gli attrezzi e gli strumenti
…A questo non ci si pensa sempre, lo so, e si fa un grande errore. Perché quando la pistola della colla a caldo non funziona più, dove li prenderai i soldi per acquistarne un’altra? Se i tuoi guadagni non tengono conto di questo, dovrai togliere l’importo da ciò che hai ricavato per la tua manodopera e sarà come deprezzare il tuo lavoro.
Questo conteggio vale per tutti gli strumenti che si logorano, vale per quelli che si consumano, ma anche per l’energia elettrica che usi per far funzionare la macchina da cucire, per ricaricare il cellulare su cui smanetti ore intere per caricare foto su instagram e farti conoscere. Qui devi anche tenere conto dei costi degli strumenti che devi acquistare per migliorare il tuo lavoro, che non è appunto solo quello manuale e creativo, ma anche quello di marketing e pubblicità. Qui devi far quindi rientrare la tua macchina fotografica, ad esempio.

3. Conta il tempo
Stabilisci la tua “paga oraria”. Il tempo che tu usi a lavorare alla realizzazione dei tuoi prodotti, al pubblicizzarli, al venderli, è tempo attivo che dedichi al tuo lavoro creativo. In questo tempo non ti dedichi alla famiglia, alle amicizie o ad altri tuoi passatempi. Devi quindi conteggiarlo facendo le proporzioni e prendendo nota del tempo che impieghi a realizzare i tuoi manufatti. Ovviamente da questo tempo devi, per serietà e correttezza professionale, togliere tutte le tue distrazioni e anche i tempi morti che eventualmente ci sono nelle tue lavorazioni.

4. Dai valore all’esperienza e alle competenze acquisite
In questo caso si tratta di conteggiare i costi che hai sostenuto per la tua formazione, per il tuo aggiornamento riguardo le tecniche che usi. Se hai fatto un corso per migliorare la tua tecnica, dovrai suddividere questa spesa che hai sostenuto nel conteggio del prezzo dei vari oggetti che produci.
Non tutte le esperienze formative hanno un costo, però! Tua nonna ti ha insegnato a lavorare all’uncinetto quando eri bambina? Perfetto, avrai maturato un’esperienza davvero corposa e degna di essere valorizzata nei tuoi prezzi. Questo però vale solo se la qualità dei tuoi manufatti è adeguata all’esperienza che dichiari. Se tua nonna ti ha insegnato, ma hai buttato tutto nel cassetto fino a 2 mesi fa, diciamo che la tua esperienza è di due mesi o poco più!
Se la qualità dei tuoi manufatti è davvero elevata puoi aumentare il valore che dai alla tua manodopera. Insomma… Quanto sei brava? E quanto ti viene a costare il tuo miglioramento?

5. Altre spese da sostenere
In questa voce rientrano le tasse, i costi di plateatico quando partecipi ad un mercatino, la benzina che usi per andarci, ecc.


Ti sembrano tantissime cose?
Eh sì, in effetti lo sono, ed alcune sono anche un po’ noiose da calcolare, ma del resto sono tutti costi che non dovresti recuperare se il tuo hobby rimanesse un passatempo: in quel caso sarebbe tutto compensato dalla tua soddisfazione.

Ed in verità è proprio così:
l’handmade non è per tutti
…ma non parlo solo di clienti!
Se vuoi fare sul serio, devi fare sul serio!


Se vuoi ti posso dare una mano.
Guarda QUI come possiamo lavorare assieme!

Elisa - Creaidee

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